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Non sono capace ad ascoltare. Non
sono capace a parlare o intrattenere una qualsiasi persona senza creare un
leggero soffio d’imbarazzo o di silenzio, anche minimo, ma pur presente. Ma sono
brava a narrare. Me l’ha insegnato una persona a me cara, e per fortuna non solo
di questo le sono grata. Perché grazie a lei so narrare storie che nessuno si
può neanche lontanamente immaginare. Non parlo di fate e draghi, nemmeno di
magia e divinità. Parlo di qualcosa, o meglio qualcuno, una semplice persona,
che s’incontra sui marciapiedi, al supermercato, in centro per negozi, in
compagnia o meno. Ma a cui nessuno fa particolarmente caso e non ha il minimo
coraggio di guardare questa persona negli occhi e cercare di capire cosa c’è
dentro quella mente. Certo…non è possibile che per ogni persona ognuno si faccia
dei complessi per scoprire la sua vita e il suo modo di viverla. Ma lei è
speciale, tutti dovrebbero accorgersene. Una persona che ognuno dovrebbe avere
la fortuna di osservare, almeno per cinque secondi, e poi continuare per la sua
strada. Ma a che scopo? Lo ripeto, non sono capace ad ascoltare e a parlare, e
non potrei fare altro che raccontare la mia storia tramite una tastiera e uno
schermo parallelo al mio naso. Tutto ciò che sembra di una vita normale, invece
è qualcosa di più. Ognuno vuole dai libri fantascienza, narrazioni fantastiche,
romanticismo e la morte. Non conosco uomo o donna che fa notare la morte di una
persona a loro estranea, se non è accompagnata da una storia sorprendente.
“Oltre a lei vi erano i due figli Jack (8) e Marie (11), rimasti appesi sopra un
precipizio per ben due ore, fino a che il ramo che li sosteneva non si spezzò e
lasciò che i soccorsi non arrivassero in tempo. La donna che conoscevamo con il
nome di…”. I giornali amano le persone famose. Amano raccontare storie
straordinarie. Quante famiglie famose sono rimaste appese sopra un precipizio
per due ore, morendo insieme, cadendo nel vuoto, senza avere una vana speranza
di sopravvivere. Se invece quella donna e quei due bambini fossero una semplice
famiglia, nessuno avrebbe immaginato di metterli in prima pagina con tanto di
rimando, occupando due facciate intere. Queste sono le storie che la gente vuole
al giorno d’oggi. Due morti non sono abbastanza per creare interesse, ne servono
centinaia. Morte, guerra, sport…gli argomenti preferiti dell’uomo di ventunesimo
secolo. Per ogni articolo, una tragedia che sia pari all’epidemia che creò la
peste diversi anni fa. Ognuno parla di voler aiutare il mondo, salvando vite con
la beneficenza e il volontariato, ma molte parlano a vanvera.
Queste sono le storie che la gente vuole al giorno d’oggi.
27 dicembre 2006
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